In Sicilia si incontrano, si sfiorano, si abbracciano, fanno foto, sorridenti, positivi, amici, forti dei sondaggi, e come sfondo, il mare azzurro.

Giusto il tempo di una sovrapposizione elettorale e poi via, ognuno a fare il proprio mestiere, la propria parte.
E’ l’eterno film del centro-destra che vede Matteo Salvini e Giorgia Meloni attori protagonisti e a rotazione, comprimari.
Peccato, che si tratti di un film già visto mille volte. Fanno pace non facendola.
Recitano un copione di unità e poi tornano nel loro recinto.

Subito dopo gli abbracci, infatti, Salvini ha ribadito urbi et orbi che avrà piacere di essere il premier e da premier farà questo e quello, sciorinando la solita lista della spesa impossibile. Almeno fino a un mese fa, diceva di voler rifare il ministro degli interni. Adesso ha alzato il tiro.
Più sobria la Meloni: la sua pole le impone prudenza e saggezza. Si limita a ribadire che nel caso di primo partito della coalizione non vedrebbe perché, secondo le regole della repubblica parlamentare, Mattarella non dovrebbe conferirle il mandato di presidente del consiglio.

Il tema vero, è decennale: senza omogeneità culturale non c’è governabilità coerente. Un vulnus che riguarda pure il centro-sinistra.
Il sistema elettorale, dal canto suo, favorisce queste partite solitarie, per raccogliere il massimo dei consensi, difficilmente mediabili e componibili, una volta andati al governo, passando dalla protesta alla proposta.

Prendiamo il caso del blocco navale, chiesto da Fdi, come strumento per combattere l’arrivo di masse migratorie incontrollate. Serve al consenso. Un consenso condiviso con gli alleati? Salvini, alla precisa domanda, lo stesso giorno dell’abbraccio siciliano, ha glissato. Parlando di decreti sicurezza e rifiutando l’argomento per lesa maestà (lui, la bandiera dei porti chiusi). Un messaggio molto chiaro rivolto alla Meloni.
Sono le prove tecniche della futura competizione che ci sarà all’indomani del 25 settembre?

Una competizione che parte da lontano. Troppe le ferite e punzecchiate che Fi, Lega e Fdi si sono dati in questi ultimi tempi.
Lega di lotta e di governo, Fdi all’opposizione, scelte incompatibili e ruggini personali antiche.
Basterà un colpo di spugna per dimenticare?
I diretti interessati sanno che i governi si reggono su sintesi. Rivedremo il medesimo iter dei governi Berlusconi con dentro tutto e il contrario di tutto? Cattolici, laici, europeisti, euroscettici, liberisti, statalisti? Sappiamo come è andata a finire con il tentativo del partito unico di centro-destra: il Pdl.
La Meloni sta a Salvini come Fini è stato a Berlusconi? La storia, è noto, la prima volta è dramma, la seconda volta è farsa.