Ci sono tante cose che non vanno, che non quadrano, nella strage parigina. Gli assassini islamici ben conosciuti dalla polizia francese, quotidianamente monitorati dai servizi e invece ieri a sorpresa, lasciati agire indisturbati.

E ancora: la sede del giornale improvvisamente sguarnita, senza sicurezza; poi, la riunione di redazione del mercoledì di dominio pubblico (occasione ghiotta per scannare i giornalisti al completo); assassini che colpiscono indisturbati, prima ritenuti “grandi professionisti” (dal modo in cui camminano, sparano, finiscono i feriti saltellando, correndo tranquilli), diventati per magia coglioni, rimbambiti (hanno lasciato le carte di identità in macchina, hanno fatto incidenti, hanno raccolto le scarpe, hanno scorrazzato il cane di un anziano a cui hanno rubato la seconda macchina). E infine: il raid notturno della polizia francese (Hollande, in picchiata, alla ricerca di consensi sulla Le Pen) in diretta tv. Tutto molto, troppo strano. Professionisti spietati, addestrati militarmente, assassini eterodiretti, coglioni fanatici?

Analizziamo in profondità, cercando di non cadere nella solita trappola ideologica, nel solito inganno che i media e la politica stanno sceneggiando.

Ieri, tra il vile assalto, i commenti degli intellettuali più politicamente e culturalmente corretti e le manifestazioni di piazza (“Siamo tutti Charlie”), si è consumato il paradigma della morte dell’Occidente.

Lo schema dogmatico che si vuol far passare è “terrorismo contro libertà”. Al punto che la nostra Rai (Agorà) ha titolato “Il sonno della ragione genera mostri”, intendendo la strage parigina come il mostro anti-libertà. A parte, vorrei ricordare alla Rai che la traduzione esatta della frase è esattamente opposta: “Il sogno della ragione genera mostri”, e quindi il pericolo è l’uomo che si fa Dio e domina il mondo a qualsiasi costo (dal nazismo al comunismo, all’ateismo, al nuovo pensiero unico). E poi, non possiamo separare il terrorismo dalla sua matrice fondamentalista religiosa (l’operazione ambigua è considerarli schegge impazzite, matti); così come non si può non fare una riflessione sul nostro concetto di libertà.

Lo schema vero da considerare, al contrario, è “Illuminismo contro Islam”.

Ossia, il tentativo di creare una guerra di religione basata sul nulla. Una contrapposizione economico-petrolifera che di morale e religioso ha ben poco. Con i sottosviluppati straccioni del Terzo Mondo, ricchi di petrolio e gli occidentali, figli dei Lumi, che si ritengono il simbolo di una  civiltà superiore, basata sulla democrazia, l’uguaglianza, il parlamento, i diritti delle donne, dei gay, e che invece sono i figli di una religione rovesciata: il nichilismo, il  relativismo, il materialismo, l’ideologia gender (come da cardine editoriale del giornale francese).

La piazza parigina di ieri e di oggi è il colpo di coda di un Illuminismo stanco, sbracato e fallimentare. Ridotto a slogan e luoghi comuni grotteschi. Ben dipinto dal libro di Houellebecq e dal libro di Massimo Nardi che IntelligoNews ha ricordato nei suoi servizi.

Si scende in piazza per difendere la libertà (unico tema della mobilitazione “siamo tutti Charlie”. I morti sono diventati funzionali alla difesa del diritto di satira: una follia).

Ma quale libertà? Quella di oltraggiare, irridere, vilipendere Maometto e Cristo? I simboli religiosi, la cosa più sacra dei popoli? Noi abbiamo pubblicato le vignette, basta osservarle: un delirio giacobino.

Mi fa orrore il diritto di offendere impunemente, mascherato da libertà. E’ nazismo democratico. Se questi sono i valori fondanti dell’Occidente, non mi riconosco in questi valori. La satira ideologica, la religione rovesciata, la comunicazione blasfema, che non si fermano davanti a nulla, sono un altro terrorismo. Sono espressione di una cultura libertaria (libertaria nelle forme, nazista nella sostanza) che mi fa schifo. Che non c’entra nulla con i veri valori fondanti, identitari e tradizionali dell’Europa: cristianesimo, liberalismo classico, umanesimo, il rispetto degli altri. Ciò non vuol dire assolutamente giustificare la morte per le vignette o non dover reagire (in termini di sicurezza, mobilitazione civile e militare) per non scatenare la vendetta gli islamici. Sarebbe l’elogio dell’impotenza.

Ma una riflessione sostanziale sui nostri valori va fatta.

E non a caso il teatro della strage è stata quella Francia che il mondo esalta come la madre della libertà (la rivoluzione francese) e che in pochi definiscono anche come la madre delle dittature “in nome della libertà” e dell’ideologia della libertà: dal Terrore di Robespierre, ai massacri contro la Vandea, dalla ghigliottina contro gli avversari politici a Napoleone.

Veniamo ora agli islamici. Il tema è duplice e riguarda il rapporto tra le politiche di immigrazione, l’integrazione, le regole della cittadinanza e i contenuti religiosi.

Il fatto che gli assassini siano naturalizzati francesi (francesi di seconda o terza generazione), dimostra il fallimento delle politiche di integrazione di sinistra o laiciste, basate sulla mera legalità. Oltre alla legalità ci deve essere l’identità, il primato della casa che accoglie (i valori, la tradizione dei popoli che ospitano, accolgono). La mera integrazione sociale, lavorativa, giuridica, non è sufficiente. Bisogna tornare a parlare di integrazione culturale e di compatibilità culturale degli immigrati, dei naturalizzati, “con la casa che accoglie”. La domanda è semplice: l’Islam è compatibile con la nostra civiltà? Esiste un Islam moderato e uno fondamentalista? Oriana Fallaci in proposito aveva le idee estremamente chiare. E Il cardinal Biffi distinse egregiamente tra immigrazione compatibile (filippini, indiani, buddisti, ortodossi dell’Est) e incompatibile (l’Islam, in quanto religione a vocazione egemonica che considera infedeli gli altri, per cui l’unica soluzione per garantire un’integrazione armonica e pacifica sarebbe soltanto islamici diventati atei e europei diventati atei, un universalismo del nulla).

Ne consegue che le politiche della sinistra (e di certo cattocomunismo) basate sul buonismo, il garantismo, la mistica dell’accoglienza, l’abolizione del reato di immigrazione clandestina, la mera legalità senza identità, sono sbagliate. Ecco perché i commentatori di sinistra e politicamente corretti stanno tutti spostando il tiro sulla libertà e sui pazzi sganciati dall’Islam.

Per il semplice fatto che non si possono combattere gli assassini che uccidono nel nome di Allah con le  ricette progressiste e multi-religiose, multirazziali, multiculturali, vendute come superiorità. La risposta dell’Occidente nei confronti della minaccia islamista non può essere lo sbraco, la difesa del diritto di satira e basta. Una nostra debolezza che gli integralisti islamici vedono come occasione di conquista, come nella storia europea è ciclicamente sempre stato.

Quindi lo schema che suggerisco, come spunto di dibattito è “Illuminismo contro Islam”.

Ultimi dardi: cosa hanno in comune illuminismo ateo-laicista e Islam? Odiano la Croce, la cristianità, la vera tolleranza, la vera umanità (non quella giacobina), la vera dignità dell’uomo. I segni del suo oblio purtroppo si vedono. Certo illuminismo e Islam sono due integralismi speculari. Il Califfato islamico sa tanto di ideologismo, di categorie occidentali, rispedite al mittente. Sono stati accolti, partoriti e allevati dall’Occidente dal consumismo, dalla violenza del nostro sistema economico, ascoltano il rap (pura religione nichilista), come sembra da gusti degli assassini francesi. E noi andiamo ad opporre per difenderci proprio il brodo di incultura che li ha generati?

La verità è che quella che è scoppiata è la guerra delle opposte inciviltà.